Il 2025 si è concluso con tantissima carica. E con tantissima febbre.
Ma andiamo con ordine.
Dicembre: un nuovo inizio
A inizio dicembre sono entrata a far parte del super team di Boosha. E dopo pochissimi giorni sono stata catapultata a Torino per partecipare ai team days invernali, dal 16 al 20 dicembre 2025.
Io sono una nerd vecchio stampo. Timida, osservatrice, non esattamente quella che si lancia per prima nelle conversazioni.
E invece mi sono ritrovata in una casa, piena di colleghi mai visti prima, senza neanche un momento in cui ho sentito il bisogno di stare in disparte. È stato un susseguirsi di momenti che ci hanno permesso di conoscerci, viverci e andare immediatamente in sintonia.
Perché Boosha
Boosha è una realtà che lavora sull’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali, ma lo fa in un modo che ho trovato subito familiare: partendo dai problemi reali, non dalla tecnologia fine a sé stessa.
Qui l’AI non è fumo, non è promessa vaga, non è “facciamo qualcosa perché è di moda”. È uno strumento concreto per:
semplificare il lavoro quotidiano
automatizzare ciò che è ripetitivo
lasciare alle persone spazio per pensare, creare, decidere
Quello che mi ha colpito — e che ho iniziato a percepire ancora prima dei team days — è l’equilibrio tra spinta all’innovazione e attenzione umana.
Boosha costruisce soluzioni, ma soprattutto costruisce consapevolezza: attraverso consulenza, formazione e strumenti che aiutano aziende e professionisti a capire quando l’AI serve davvero e come usarla in modo responsabile.
Questo approccio si riflette anche nelle persone. Nei co‑founder, Giada e Mario, che incarnano due modalità diverse e complementari di leadership. E nel team, dove competenze diverse convivono senza attriti inutili, ma con confronto, curiosità e voglia di migliorare.
Col senno di poi, tutto quello che è successo nei giorni successivi è stato semplicemente la conferma pratica di questa prima sensazione.
Day 1 – 16 dicembre
Il 16 sono arrivata a Torino. E, coerente con la mia forte personalità da Ryoga, mi sono persa sotto la pioggia.
Una volta arrivata, abbiamo iniziato a conoscerci meglio e Giada e Mario ci hanno introdotto una sfida che ci avrebbe accompagnato per la sera e il giorno successivo.
Seguendo il modello Startup Weekend, siamo stati divisi in due team. Ci sono state consegnate le direttive, il materiale… e via.
Con il mio team ci siamo rintanati nella mia stanzetta e abbiamo iniziato a produrre idee. Siamo partiti super carichi, ma — come spesso accade — ci siamo innamorati della prima idea senza fermarci abbastanza a validarla. Risultato: un po’ lenti, soprattutto il giorno dopo.
Una leadership complementare
Una delle cose che mi ha colpito di più è stato il modo — diverso ma incredibilmente complementare — con cui Giada e Mario si sono rapportati a noi.
Mario: un piccolo tank. Diretto, capace di asfaltarti quando serve. Ci spingeva a rispettare le scadenze di avanzamento progetto (spoiler: all’inizio non siamo stati bravissimi).
Giada: una guida che incoraggia, orienta, aiuta a leggere le direzioni possibili.
Questa diversità, così simile nei valori ma diversa nell’approccio, è esattamente ciò che rende un team solido.
La prima notte, per me, è stata insonne.
Perché insonne?
Condividevo la stanza con un Buddha luminosissimo che illuminava la camera come fosse giorno. Fortunatamente, nelle notti successive siamo riusciti a domarlo.
Day 2 – 17 dicembre
La seconda giornata è iniziata arrancando. Poi, finalmente, siamo riusciti a staccarci dalla prima idea.
In modalità mega corri-corri abbiamo costruito una presentazione completa per il progetto MetaOracle.
Essendo quasi tutti appassionati di giochi di carte collezionabili, ci siamo buttati su un’idea che ci rappresentava: un algoritmo in grado di prevedere il meta dei prossimi mazzi.
Lorenzo, “gentilmente obbligato” dal team a presentare, è stato fantastico. Con l’aiuto di Giada, ha toccato le corde giuste.
Risultato: un’ottima presentazione e tanta soddisfazione.
Ma non finisce qui
La sera abbiamo giocato a Risiko. Che è la mia criptonite.
Nessun risultato strategico, ma tantissimo divertimento.
Day 3 – 18 dicembre
Il giorno seguente era previsto il Museo Egizio di Torino.
Essendo cresciuta a pane e Stargate, non vedevo l’ora.
Ho fotografato una collezione infinita di esserini pucciosi.
Ma più di tutto sono rimasta colpita dalla pazienza e dalla complessità del lavoro.
Per costruire un solo bicchiere servivano tantissime fasi:
levigare l’esterno
scavare l’interno con un trapano rotante a mano
Credo che la prossima volta che romperò un bicchiere rimarrò immobile a fissarlo per qualche minuto.
La scrittura (e il suo potere)
Io amo scrivere. Ogni mattina, anche lì, approfittavo del silenzio della casa per dedicarmi alle mie morning pages.
Ma al museo ho compreso davvero quanti passaggi, quante evoluzioni ci siano dietro la scrittura.
Tutto ciò che prevedeva l’uso della scrittura era competenza dello scriba: una figura trasversale che poteva essere funzionario del tempio, dell’esercito, medico, sacerdote, artista.
La carica si tramandava di padre in figlio. L’apprendimento era lungo e rigoroso: ore a copiare parole e frasi, prima su modelli, poi su tavolette.
La cosa che mi ha colpito di più?
Il potere di rendere reale.
Cancellare il nome di qualcuno significava cancellarne l’esistenza.
Ho passato ore a pensare a questo concetto. Immaginate un ordine del faraone: “Cancellate Pinco Panco”. E decine di scalpellini in giro per l’Egitto a eliminare ogni traccia di quel nome.
Formazione, AI e comunicazione
Dopo il museo siamo andati a mangiare. E poi sono stata letteralmente rapita da Giada per assistere a un suo evento di formazione.
Mi ha colpito profondamente la sua capacità di rendere visibili i concetti. Parlare di AI a una platea eterogenea — da chi non ne sa nulla a tecnici esperti — mi sembrava una missione impossibile.
E invece:
linguaggio modulato
esempi chiari
curiosità costantemente stimolata
Nulla dato per scontato.
Un concetto che mi è rimasto addosso:
Se riduciamo la storia della Terra a un anno solare, l’umanità occupa solo 7 secondi.
Durante il ritorno abbiamo parlato dell’importanza di portare il proprio e condividerlo.
E una frase mi ha colpito più di tutte:
“In un mondo di ciechi, basta avere un occhio.”
Io tendo spesso a sottovalutare le mie competenze. Questa frase mi ha fatto fare tac.
(Spoiler: è diventata un tatuaggio, ma ve lo racconterò più avanti.)
Day 4 – 19 dicembre
Giornata a metà tra operatività e libertà.
Indovinate? Siamo rimasti tutto il giorno a casa a lavorare.
Tra lavoro, chiacchiere e qualche incursione nella realtà virtuale (PAZZESCO! cit.).
La sera abbiamo provato (provato perchè abbiamo inziato a poco a poco a raffreddarci tutti 🥲) anche una partita a Magic.
E poi cena finale.
Per me, prova del fuoco.
Ci sono cose che, senza un certo livello di confidenza, non riesco a fare in pubblico. Una di queste è mangiare un panino gigante, con inevitabile sbrodolamento.
☑ Fatto.
Day 5 – 20 dicembre
Essendo Ryoga, sono partita con tre ore di anticipo per prendere il pullman verso l’aeroporto.
Salutare i ragazzi è stato durissimo.
Non pensavo fosse possibile trovarsi così bene, così in fretta, con così tante persone mai viste prima.
Per il mio essere panda/orso, è stato qualcosa di sorprendente.
Tutto è stato naturale, inclusivo, sfidante e divertente.
Non vedo l’ora dei prossimi team days.
Il resto della pioggia (e della febbre)
Ricordate la pioggia del primo giorno?
Ecco.
Dopo quasi un mese non era ancora passata.
Al rientro da Torino sono stata bella influenzata. Ma dopo pochi giorni… Barcellona.
Qui vi dico solo questo:
tatuaggio nuovo, un Bill Cipher bellissimo, qualcosa da guardare ogni volta che mi servirà un pò di coraggio
Ho quasi svaligiato Entropia, una delle cartolerie più nerd per chi ama scrittura e bullet journal.
Ho mangiato cose infinite. Ho passato due mattine in una sorta di escape room in realtà virtuale a tema Assassin’s Creed.
Il gran finale
31 dicembre. Rientro.
Durante il viaggio ho vinto il titolo ufficiale assegnatomi da mia moglie:
“Zavorretta.”
Il mio corpo, in aeroporto, ha deciso di premere il pulsante avvio decomposizione.
Sono entrata nel 2026 completamente delirante.
E ora?
Rifarei tutto altre 3.473.298.473.984 volte.
Sono super carica per le avventure che mi porterà questo 2026. E non vedo l’ora di continuare a crescere insieme a questa squadra fantastica che è Boosha.
🎉 Level Up! Ho appena completato il corso “Complete Python Developer: Zero to Mastery” e mi sento come se avessi appena sbloccato un nuovo achievement nel mondo della programmazione! 🏆🐍 Un viaggio entusiasmante affrontato con il mio approccio preferito: sperimentare, costruire e imparare divertendomi… e sì, anche combattere qualche bug lungo il cammino. Ma del […]
Sì, avete letto bene: due volte. Perché quando decido di complicarmi la vita, lo faccio con una certa eleganza: passare a una tastiera meccanica split con layout americano mentre costruisco un workflow da tastiera con Linux e Neovim. Prima mossa geniale: passare a una tastiera meccanica split, quelle divise in due metà che ti fanno […]