Linux Day 2025: La mia giornata alla scoperta del Free Software

Palermo, 25 ottobre 2025

Ieri ho partecipato al Linux Day 2025, l'evento organizzato da Free Circle a Palermo, e devo dire che è stata un'esperienza illuminante. Come qualcuno che si sta avvicinando al mondo MLOps, entrare in punta di piedi nell'universo del free software e dell'open source mi ha aperto gli occhi su questioni che vanno ben oltre la semplice tecnologia.

Il keynote: Marcello Masotto e la libertà digitale

L'evento è iniziato con una presentazione potente di Marcello Masotto, soprannominato affettuosamente "il vichingo", che ha posto subito le domande fondamentali: Perché il free software è importante? Chi detiene davvero il controllo della tecnologia?

La sua tesi è stata chiara e diretta: chi detiene i servizi, il software, l'hardware e le infrastrutture per costruirli, detiene il controllo. E quando i player sono pochi, la tecnologia non è più neutrale. È uno strumento di potere.

La sorveglianza comportamentale e il capitalismo della sorveglianza

Masotto ha fatto riferimento alla ricerca rivoluzionaria di Michal Kosinski, "Private Traits and Attributes Are Predictable from Digital Records of Human Behavior", pubblicata nel 2013, che ha dimostrato come dai semplici "mi piace" su Facebook si possano predire con precisione inquietante l'orientamento sessuale, le opinioni politiche, i tratti della personalità, l'intelligenza e persino l'uso di sostanze stupefacenti di una persona.

Questa sorveglianza comportamentale ha portato al microtargeting psicologico, trasformando i nostri dati in armi di manipolazione. Masotto ha consigliato di approfondire il tema leggendo Shoshana Zuboff, con il suo libro "The Age of Surveillance Capitalism" (2019), che descrive come le grandi aziende tecnologiche abbiano creato un nuovo modello economico basato sulla predizione e controllo del comportamento umano, e guardando il documentario "The Social Dilemma" per comprendere meglio queste dinamiche.

Una frase del keynote mi ha colpito particolarmente e mi ha fatto venire i brividi per quanto sia vera:

"I contenuti che creano reazione emotiva sono preferiti a quelli che creano ragionamento."

Questa è la logica che governa i social media, e spiega gran parte della polarizzazione che vediamo online.

La promessa di libertà digitale si è trasformata in controllo.

Gli ostacoli per il free software sono numerosi: SoC (System on Chip) proprietari, bootloader bloccati, driver chiusi. Masotto ha concluso con una metafora efficace:

la tecnologia è come un coltello. Puoi usarlo per fare tante cose utili, ma è anche un'arma. Oppure puoi essere un omone sudato con un coltello gigante che lo usa solo per grattarsi la schiena. La scelta è nostra.

I talk tecnici: soluzioni concrete per la libertà digitale

Dopo l'apertura, la giornata è proseguita con una serie di interventi tecnici che hanno mostrato le soluzioni concrete che la comunità open source sta sviluppando.

Strumenti open source per le reti 5G (Alessandra Dino)

Il primo talk si è concentrato sulle reti cellulari di quinta generazione. Il motto del 5G è "everything is connected", perché non si limita ai cellulari ma connette ogni tipo di dispositivo. Alessandra Dino ha sottolineato un punto cruciale: dal punto di vista del consumatore viene enfatizzata solo la velocità, ma la vera questione da considerare è la sicurezza. Con miliardi di dispositivi interconnessi, la superficie di attacco aumenta esponenzialmente.

Prendere il controllo dei nostri telefoni (Federico Amedeo Izzo - PostmarketOS)

Federico Amedeo Izzo ha affrontato un problema che tutti conosciamo ma spesso ignoriamo: i cellulari hanno una data di scadenza artificiale. Solitamente dopo tre anni, i produttori smettono di fornire aggiornamenti di sicurezza, rendendo i dispositivi vulnerabili.

Ma la situazione sta peggiorando:

  • Le Custom ROM sono a rischio: AOSP (Android Open Source Project) sta diventando sempre più privato
  • Samsung impedisce lo sblocco del bootloader su molti dispositivi
  • Google sta introducendo restrizioni anche per F-droid, richiedendo che gli sviluppatori siano verificati. Molti sviluppatori non vogliono rivelare la propria identità o pagare quote di registrazione, e potrebbero abbandonare

La soluzione? Linux Mobile. Distribuzioni come Mobian, PostmarketOS e MobileNixOS non sono basate su AOSP e puntano a un ciclo di vita di 10 anni per gli smartphone, superando così l'obsolescenza programmata delle versioni Android.

La sfida principale è che i kernel Android sono molto modificati rispetto al kernel mainline di Linux, richiedendo molto lavoro per la compatibilità. Tuttavia, attraverso il reverse engineering dei SoC (System on Chip), è possibile renderli compatibili con il mainline. La buona notizia è che spesso uno stesso produttore fa componenti simili, quindi sbloccandone uno si potrebbero aprire le porte a vari modelli di smartphone.

Una volta conquistato qualcosa, è di tutti - questo è lo spirito dell'open source.

Mobian: Debian sui dispositivi mobili (Marco Mattiolo)

Marco Mattiolo ha presentato Mobian, una distribuzione derivata da Debian (fondata nel 1993 con il motto "il sistema operativo universale"). Mobian porta questa filosofia sui dispositivi mobili ed è sviluppata da un gruppo di volontari appassionati.

Flutter: un esempio di successo open source (Carlo Lucera)

Carlo Lucera ha raccontato la storia di successo di Flutter, un framework open source per creare applicazioni native multipiattaforma da un unico codice sorgente. A differenza di altri framework, Flutter non usa componenti nativi Android o iOS, ma li ridisegna completamente.

Cosa rende di successo un progetto open source? Secondo Lucera:

  • L'adozione
  • La trasparenza
  • Una roadmap pubblica
  • L'innovazione
  • La documentazione
  • La sicurezza
  • E al centro di tutto: la Community

Flutter è nato nel 2015 con il nome SKY, dal motore di rendering SKIA. Il suo creatore, Eric Seidel, ha lasciato Google ma continua a credere nel progetto. Flutter si basa su Dart, un linguaggio open source, che offre sia compilazione JIT (Just In Time, ottima per il debugging) che AOT (Ahead Of Time) con un meccanismo di tree shaking che rimuove tutto il codice inutilizzato per garantire prestazioni migliori. La repository ufficiale dei pacchetti è pub.dev.

Un messaggio chiave di Lucera è stato:

raccontare sempre nelle community, condividere, a prescindere dal livello. L'open source prospera sulla condivisione della conoscenza, non sull'elitarismo.

Matrix: il futuro della comunicazione cifrata e decentralizzata (Moreno Razzoli)

Moreno Razzoli ha affrontato un problema fondamentale: con la messaggistica tradizionale non abbiamo nessun controllo sui nostri dati. Se tutto il web è controllato da poche aziende, non è democratico.

Matrix è un protocollo di comunicazione decentralizzato che rappresenta una vera alternativa. È usato dalla NATO e dal governo francese per le comunicazioni di stato proprio perché offre sicurezza di alto livello. Il progetto si finanzia tramite la Matrix Foundation e Element.

Le caratteristiche principali di Matrix:

  • I dati restano in nostro possesso grazie alla cifratura E2EE (End-to-End Encryption)
  • Forward Secrecy: non si possono leggere i messaggi precedenti anche se viene compromessa una chiave

Il futuro, secondo Razzoli, è decentralizzato.

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OpenStreetMap: intelligente, umana, condivisa (Salvatore Saitta)

Salvatore Saitta ha presentato OpenStreetMap come esempio di condivisione di contenuti peer-to-peer. L'idea è mostrare il proprio territorio locale ed essere liberi nella gestione delle mappe, senza dipendere da grandi corporation che tracciano ogni nostro spostamento.

Smartphone liberi (o quasi). Senza Google si può? (Alain Modolo)

Alain Modolo ha guidato il pubblico attraverso un processo che ha chiamato "degoogolizzazione". La prima osservazione è stata importante: non ci rendiamo conto di quanto siano importanti i metadati - i dati che descrivono l'informazione a prescindere dall'informazione stessa. E DEVONO essere protetti quanto i dati che rappresentano.

Modolo ha usato una metafora efficace:

usando gli strumenti Google, ci siamo, come Linus nella striscia a fumetti, innamorati di una coperta molto avvolgente, ma corta. Se proviamo a coprirci i piedi, si scopre la testa. Tutti i servizi sono in un unico account, creando un single point of failure per la nostra identità digitale.

All'inizio lo spazio cloud è gratuito, ma appena iniziamo a usare seriamente mail e foto, ci viene chiesto di comprarne ancora. È il classico modello freemium portato all'estremo.

Il primo passo verso la libertà: usare Google Takeout per scaricare i propri dati. È il primo momento in cui i dati diventano ANCHE nostri (prima erano solo di Google).

Ricordiamoci che cloud è solamente il computer di qualcun altro. E che la libertà non è gratuita.

Modolo ha raccontato un caso inquietante: un podcast di Matteo Caccia (puntata "Una cascata di eventi funesti") che racconta la storia di un uomo accusato di pedopornografia e bannato dalla sua vita digitale dopo aver scattato foto mediche di suo figlio da mandare al pediatra. Google, con i suoi algoritmi automatici, ha scambiato quelle foto per contenuto illecito, e l'uomo si è trovato con l'account bloccato, tutti i suoi dati inaccessibili, e sotto indagine. La storia, originariamente raccontata dal New York Times, mostra i rischi concreti di affidare tutta la nostra vita digitale a un unico fornitore con algoritmi opachi.

I consigli pratici per decentralizzare? App come F-droid (store di app open source), Brave (browser privacy-focused), Fossify e molte altre.

Tor sui dispositivi mobili (Giorgio Maone)

L'ultimo talk della giornata è stato dedicato a Tor, il sistema che probabilmente meglio rappresenta l'ideale di privacy e anonimato online.

Tor (The Onion Router) è un protocollo di comunicazione basato sull'onion routing. Il concetto è brillante nella sua semplicità: il traffico viene cifrato in tre strati, come una cipolla, e passa attraverso tre nodi (entry/guard, middle, exit) prima di raggiungere la destinazione.

Il funzionamento:

  1. Il nodo di ingresso (entry/guard) riceve il traffico cifrato in tre strati. Decifra il primo strato per scoprire l'indirizzo del nodo successivo
  2. Il nodo intermedio (middle) decifra il secondo strato
  3. Il nodo di uscita (exit) decifra l'ultimo strato e invia i dati alla destinazione finale

La bellezza del sistema è che:

  • Il nodo di ingresso sa chi sei ma non dove stai andando
  • Il nodo intermedio non sa né chi sei né dove stai andando
  • Il nodo di uscita sa dove stai andando ma non chi sei

Tutti questi nodi sono gestiti da volontari in tutto il mondo (attualmente oltre 6000 relay attivi), rendendo il sistema veramente decentralizzato.

Giorgio Maone ha discusso lo stato dell'arte di Tor sui dispositivi mobili e le anticipazioni future, mostrando come la privacy possa essere accessibile anche su smartphone.

I key takeaways del Linux Day 2025

Riflettendo su questa giornata intensa, emergono alcuni concetti fondamentali che credo siano cruciali per chiunque si interessi di tecnologia:

1. L'importanza del Free Software

Il free software non è solo una questione tecnica, ma politica e sociale. Si tratta di chi detiene il controllo: gli utenti o le corporation? Il software libero ci permette di:

  • Ispezionare il codice per verificare cosa fa realmente
  • Modificarlo secondo le nostre esigenze
  • Condividerlo con altri
  • Mantenerlo vivo anche quando l'azienda originale perde interesse

Come ha detto Richard Stallman anni fa: "Free as in freedom, not as in free beer" (libero come in libertà, non come in birra gratis).

2. La necessità di decentralizzare

La centralizzazione del web nelle mani di poche mega-corporation (Google, Meta, Amazon, Apple, Microsoft) ha creato punti di controllo pericolosi. Quando Facebook va giù, miliardi di persone perdono l'accesso alle loro comunicazioni. Quando Google chiude il tuo account, perdi potenzialmente decenni di email, foto, documenti.

Progetti come Matrix, OpenStreetMap, Tor e il fediverso (Mastodon, Pixelfed, ecc.) mostrano che alternative decentralizzate sono possibili. Richiedono più impegno da parte degli utenti, ma offrono vera resilienza e indipendenza.

3. Ridare vita ai vecchi dispositivi

L'obsolescenza programmata non è solo un problema ambientale (milioni di tonnellate di e-waste ogni anno), ma anche sociale ed economico. Non tutti possono permettersi di cambiare smartphone ogni tre anni. Progetti come PostmarketOS, Linux Mobile, Mobian dimostrano che è tecnicamente possibile far durare i dispositivi 10 anni o più.

Superare questo paradigma richiede:

  • Reverse engineering dei componenti proprietari
  • Port dei driver al kernel mainline
  • Lavoro di community coordinato
  • Pressione politica per il "diritto alla riparazione"

4. Metadati e sicurezza sono inseparabili

Uno degli insegnamenti più importanti della giornata: i metadati sono importanti quanto i dati stessi. Sapere chi ha parlato con chi, quando e per quanto tempo può rivelare più del contenuto effettivo delle conversazioni.

Edward Snowden lo aveva già detto: "Metadata absolutely tells you everything about somebody's life". Dobbiamo proteggere non solo cosa diciamo, ma anche le circostanze in cui lo diciamo.

La sicurezza non è un optional, è un diritto fondamentale nell'era digitale. Cifratura end-to-end, forward secrecy, anonimato: non sono paranoia, sono precauzioni sensate in un mondo dove la sorveglianza è diventata il modello di business dominante.

Riflessioni finali

Uscendo dal Linux Day 2025, mi sono resa conto che l'open source e il free software non sono solo questioni per nerd e sviluppatori. Sono movimenti che difendono valori fondamentali: libertà, privacy, autonomia, sostenibilità, democrazia digitale.

Il "capitalismo della sorveglianza" di cui parla Zuboff, il microtargeting psicologico scoperto da Kosinski, l'obsolescenza programmata imposta dai produttori: sono tutti sintomi dello stesso problema. Abbiamo ceduto troppo controllo sulle nostre vite digitali in cambio di convenienza e servizi "gratuiti".

Ma, come ha detto Masotto citando tanti altri prima di lui: la libertà non è gratuita. Richiede impegno, consapevolezza, a volte piccoli sacrifici di comodità. Però ne vale la pena.

La buona notizia è che non siamo impotenti. Esistono alternative, community attive, progetti concreti che possiamo sostenere e utilizzare. Possiamo:

  • Usare sistemi operativi open source
  • Sostituire le app proprietarie con alternative libere
  • Decentralizzare i nostri dati
  • Far durare più a lungo i nostri dispositivi
  • Contribuire, anche in piccolo, ai progetti che usiamo

Come ho imparato al mio primo Linux Day: nel mondo dell'open source, una volta conquistato qualcosa, è di tutti. E questa è una forma di progresso che vale davvero la pena sostenere.

Per chi volesse approfondire, consiglio:

  • Libri: "The Age of Surveillance Capitalism" di Shoshana Zuboff, "Platform Capitalism" di Nick Srnicek
  • Documentari: "The Social Dilemma" su Netflix
  • Podcast: "Storie di rinascita" di Matteo Caccia (Radio 24), episodio "Una cascata di eventi funesti"
  • Progetti da seguire: PostmarketOS, Mobian, Tor Project, Matrix, Flutter, OpenStreetMap

Ci vediamo al prossimo Linux Day!


Questo articolo rappresenta la mia personale esperienza e interpretazione del Linux Day 2025 organizzato da Free Circle a Palermo il 25 ottobre 2025. Ho cercato di verificare e approfondire i contenuti tecnici per quanto possibile, ma le riflessioni e i collegamenti tra i vari temi sono frutto della mia elaborazione personale (quindi se ho scritto boiate pazzesche abbiate pietà XD).

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