Una pecora aliena, i remake e i glitch della memoria

Ho iniziato a guardare Alien Heart, e in una delle scene mi è rimasta impressa l’immagine inquietante di una pecora con un occhio alieno. (se vuoi vedere il trailer segui questo link!)

La mia reazione? Disegnarla in versione pucciosa. È il mio modo di esorcizzare: prendere ciò che è disturbante e trasformarlo in qualcosa di tenero, quasi ridicolo.

E da questo disegno è nata una riflessione più ampia sulla mia generazione e sul modo in cui viviamo i contenuti: serie tv, videogiochi, fumetti.

Prima in bassa definizione, poi in HD

Siamo stati la generazione che ha conosciuto i contenuti “sgranati”: VHS, giochi con texture pixellose, serie viste su schermi a tubo catodico. Poi, d’improvviso, tutto è stato riproposto in HD, rimasterizzato, lucidato.

Non era più solo un “ricordo” che riaffiorava, ma una nuova versione dello stesso ricordo. A volte più fedele, altre quasi straniante.

L’era del remake (infinite volte)

Il passo successivo è stato il remake: Final Fantasy VII, Resident Evil, Prince of Persia, e così via. Un ciclo di rinascite che non si limita a ripulire, ma reinventa, ricontestualizza, a volte stravolge.

Non solo videogiochi: anche i fumetti e i giochi hanno trovato nuova vita come serie tv o film. Penso a The Last of Us, The Walking Dead, Invincible, Fallout: storie nate su carta o console che vengono rielaborate per nuovi media e nuovi pubblici. Mantengono elementi iconici, ma offrono interpretazioni fresche… beh, altre volte scatenano delle "guerre" tra originale e ciò che è stato rielaborato (per me The walking dead è solo il fumetto!)

È come se i nostri miti culturali fossero destinati a reincarnarsi ciclicamente, per adattarsi ai tempi e alle piattaforme: dal cinema alla console, fino allo smartphone.

La memetica come chiave di lettura

Forse tutto questo non è altro che memetica: i contenuti vivono, muoiono e ritornano in nuove forme, come i meme che rielaborano vecchie immagini e le riportano a nuova vita.

Il remake, in fondo, non è molto diverso da un meme: prende qualcosa di noto e lo ripropone in un contesto nuovo, con una diversa chiave di lettura.

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I glitch della nostra generazione

Noi, però, siamo cresciuti con i glitch. I caricamenti infiniti, i bug grafici, i personaggi che si incastravano nei muri. Eppure proprio quell’imperfezione, oggi, ci lega emotivamente a quei mondi virtuali.

Quando rivediamo quei giochi in versione perfetta, patinata, ci accorgiamo che manca qualcosa: l’anima nascosta nell’errore.

Forse è per questo che nei miei disegni cerco la linea pulita, ma sempre con un piccolo spazio lasciato al “difetto” che li rende vivi.

Tales from the Loop: nostalgia reinventata

Penso a Tales from the Loop, una serie che ha preso vecchi immaginari (paesaggi rurali, tecnologia retrò, misteri inspiegabili) e li ha trasformati in un linguaggio nuovo, poetico e malinconico.

È l’essenza stessa del remake ben riuscito: non cancellare il passato, ma offrirne una lettura diversa, intima, che parla a chi c’era e a chi non c’era. Nostalgia!

Se ti interessa questo tema leggi anche il mio articolo: Retro-futurismo: quando il domani incontra la nostalgia.

In fondo, anche noi facciamo remake

Che si tratti di un videogioco riportato in vita, di una serie rimasterizzata, o di una pecora aliena resa pucciosa, forse tutti noi stiamo continuamente facendo remake.

Rielaboriamo ciò che ci inquietava, ciò che amavamo, e lo riportiamo alla luce con occhi nuovi.

Non è solo nostalgia: è un modo per raccontare chi siamo diventati.

Creare dal già visto

In fondo, prendere spunto e rielaborare è il modo migliore per creare qualcosa di nuovo.

Ogni generazione ha i suoi remake, i suoi glitch, i suoi meme. Il punto non è conservare il passato in una teca, ma dargli nuova vita attraverso il nostro sguardo.

Che sia un videogioco rimasterizzato, una serie reinventata o una pecora aliena trasformata in pucciosa, il vero atto creativo sta nel reinterpretare.

Ed è lì che, paradossalmente, a volte nasce l’originalità… beh, altre delle boiate pazzesche.

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